Iperico, calendula, elicriso: gli oli dorati che vedi nelle bottiglie di vetro scuro, in erboristeria, hanno quasi sempre la stessa origine. Per capire cos’è un oleolito basta pensare a un’infusione fatta con l’olio al posto dell’acqua. Una pianta essiccata resta immersa per settimane in un olio vegetale, che lentamente ne assorbe colore, profumo e sostanze solubili nei grassi. Il risultato è un olio da usare sulla pelle, delicato e semplice.
Cos’è un oleolito e in cosa è diverso dall’olio essenziale
Si confondono spesso, perché in etichetta si parla di “olio di iperico” o “olio di elicriso” in tutti e due i casi. Ma sono prodotti molto diversi:
| Oleolito | Olio essenziale | |
|---|---|---|
| Come si ottiene | Macerazione della pianta in olio vegetale | Distillazione in corrente di vapore o spremitura |
| Concentrazione | Delicato | Molto concentrato |
| Uso sulla pelle | Così com’è | Solo diluito, a gocce |
| Si può fare in casa | Sì | No, serve un distillatore |
In etichetta un oleolito si riconosce dall’INCI: trovi l’olio di base, per esempio Olea Europaea Fruit Oil o Helianthus Annuus Seed Oil, seguito dall’estratto della pianta, come Calendula Officinalis Flower Extract.
Cos’è un oleolito di iperico, calendula o elicriso
Quasi ogni pianta può diventare un oleolito, ma alcune sono diventate dei classici della tradizione erboristica:
- Iperico, l’olio rosso della tradizione, preparato con le sommità fiorite. È fotosensibilizzante: dopo averlo applicato, evita il sole e le lampade abbronzanti sulla zona. Anche l’Agenzia europea dei medicinali, nella monografia sull’iperico, considera le preparazioni in olio vegetale per uso cutaneo e raccomanda di evitare un’esposizione intensa ai raggi UV.
- Calendula, con i fiori arancioni, amata per le pelli secche e delicate.
- Elicriso, il fiore dorato della macchia sarda: trovi la sua ricetta tradizionale nella scheda dell’elicriso.
- Carota, dal colore arancio intenso, usata spesso negli oli per il corpo.
Come fare un oleolito in casa: 6 passaggi
- Prepara la pianta. Usa erbe essiccate o fiori freschi lasciati appassire all’ombra per un giorno: l’acqua è il nemico numero uno, perché favorisce muffe e irrancidimento.
- Scegli l’olio. Extravergine d’oliva, girasole o mandorle dolci sono le basi classiche. L’oliva si conserva più a lungo; mandorle e girasole sono più leggeri sulla pelle.
- Riempi il barattolo. Metti la pianta in un vaso di vetro pulito e asciutto e coprila completamente con l’olio, lasciando almeno un dito di olio sopra le erbe.
- Lascia macerare. Chiudi e lascia riposare per tre o quattro settimane, agitando il barattolo ogni giorno. Per l’iperico la tradizione vuole il vaso al sole; per le altre piante va bene un luogo luminoso, ma non al sole diretto.
- Filtra. Passa l’olio in una garza o in un colino fine, spremendo bene le erbe.
- Imbottiglia ed etichetta. Travasa in vetro scuro e scrivi pianta, olio usato e data.
Esiste anche un metodo più veloce, a caldo: l’olio con le erbe scalda a bagnomaria, a fuoco bassissimo, per un paio d’ore, senza mai friggere. È utile quando hai poco tempo, ma la macerazione lenta resta il metodo della tradizione.
Come si usa e come si conserva
L’oleolito si usa puro, qualche goccia alla volta, sulla pelle ancora umida dopo la doccia o come olio da massaggio. Può fare anche da base in cui diluire poche gocce di olio essenziale. Come ogni prodotto nuovo, la prima volta provalo su una piccola zona ed evitalo su pelle irritata o lesa. Se sei allergico alle piante della famiglia delle Asteraceae, come calendula ed elicriso, fai attenzione.
Conservalo al buio e al fresco, ben chiuso. Un oleolito fatto in casa dura in genere qualche mese, poi tende a irrancidire: se l’odore diventa pungente o “di vecchio”, buttalo.
Ora che sai cos’è un oleolito, puoi provarne uno prima di prepararlo da te: in erboristeria trovi oleoliti pronti e oli vegetali di base, come l’olio di mandorle dolci, e ti spieghiamo come fare un oleolito con le piante che preferisci. Passa in Via dei Mille 16 a Sassari, oppure scrivici su WhatsApp.