Davanti allo scaffale degli estratti la confusione è comprensibile: stessa pianta, tre prodotti diversi. La differenza tra tintura madre, estratto secco e gemmoderivato sta in tre cose: quale parte della pianta si usa, con quale solvente si estrae e in che forma arriva a te. Non esiste una forma migliore in assoluto, ma c’è quella più adatta alle tue abitudini e alla pianta che ti interessa.
Cos’è la tintura madre
È un estratto liquido. Si ottiene lasciando macerare la pianta, di solito fresca, in una miscela di acqua e alcol per un certo periodo; poi si spreme e si filtra. Il liquido che ne esce porta con sé buona parte delle sostanze solubili della pianta, compresi aromi e componenti amari.
La tintura madre si prende in gocce, diluite in un po’ d’acqua. Il sapore è deciso e si sente l’alcol, che è anche il suo limite: in gravidanza, durante l’allattamento, per i bambini e per chi deve evitare l’alcol serve prima il parere del medico.
Cos’è l’estratto secco
Anche l’estratto secco nasce da un’estrazione con un solvente, che poi viene fatto evaporare: resta una polvere concentrata, che si mette in capsule o compresse. È la forma più comoda da portare con sé e non ha il sapore della pianta.
Spesso è titolato, cioè garantisce una quantità precisa di un componente caratteristico, e l’etichetta può riportare il rapporto tra pianta di partenza ed estratto, per esempio 4:1. Sono dati che permettono di confrontare prodotti diversi: ti spieghiamo come leggerli nella pagina sull’etichetta degli integratori.
Cos’è il gemmoderivato
Il gemmoderivato, chiamato anche macerato glicerico, usa le parti più giovani della pianta: gemme, giovani germogli, a volte radichette. Si raccolgono fresche tra la fine dell’inverno e la primavera e si lasciano macerare in una miscela di acqua, alcol e glicerina. Su queste preparazioni si fonda una pratica nata in Europa nel Novecento, che usa appunto le gemme come materia prima.
Si prende in gocce, in poca acqua. Il gusto è più dolce grazie alla glicerina, ma anche qui c’è alcol. Tra i gemmoderivati più richiesti al bancone ci sono quelli di ribes nero, tiglio e betulla.
Tintura madre, estratto secco e gemmoderivato a confronto
| Tintura madre | Estratto secco | Gemmoderivato | |
|---|---|---|---|
| Parte della pianta | Pianta o sua parte, di solito fresca | Pianta fresca o essiccata | Gemme e giovani germogli freschi |
| Solvente | Acqua e alcol | Evaporato, resta la polvere | Acqua, alcol e glicerina |
| Forma | Gocce | Capsule, compresse, polvere | Gocce |
| Sapore | Deciso, alcolico | Nessuno | Dolce, con nota alcolica |
| Contiene alcol | Sì | No | Sì |
Per scegliere conta anche la pianta: non tutte esistono in tutte e tre le forme, e alcune si trovano quasi solo in una. L’echinacea, per esempio, la trovi soprattutto in gocce e compresse, come raccontiamo nella sua scheda dell’erbario. In Italia le piante ammesse negli integratori, in qualunque forma, sono elencate in un decreto del Ministero della Salute, che trovi nella pagina sulle sostanze e preparati vegetali.
Come scegliere la forma giusta
Se non ami il sapore delle gocce o devi evitare l’alcol, l’estratto secco è la scelta più semplice. Se invece preferisci regolare la dose goccia per goccia e il gusto non ti disturba, la tintura madre o il gemmoderivato sono più flessibili. Gocce e macerati si conservano nel loro flacone di vetro scuro, ben chiuso e lontano da luce e calore.
Qualunque forma tu scelga, segui la dose in etichetta e, se prendi farmaci, chiedi prima al medico o al farmacista. I termini tecnici li trovi anche nel nostro glossario. Se vuoi un parere su quale forma sia più adatta a te, passa in Via dei Mille 16 a Sassari o scrivici su WhatsApp.